In quel piccolo paradiso Vastese, abbiamo creduto in Terre di Maja. Denis era il narratore: prodigo di storie su produttori francesi, su incontri che univano vignaioli abruzzesi a maestri d’Oltralpe.
La nostra cucina con il suo imprinting francese diventava riconoscibile: pulita, elegante e senza tecnicismi.
Un progetto coraggioso, in un entroterra scontroso, ma con la caparbietà di chi ha visto la Tour Eiffel dal retro di un bistrot: resiliente, autentica, pronta a gratificare con armonia.
Di seguito lasciamo anche un pensiero che ci aveva dedicato un recensore nel suo blog: gastrodelirio.it